Ieri notte la movida brindisina si è movimentata ancora di più grazie al contributo di un nordafricano. 

Sul tragitto che collega il Casale a via Materdomini un immigrato tunisino, poco importa se regolare, clandestino o altro, oramai in Italia norme e leggi servono solo a pseudobuonisti per riempire la loro campagna elettorale o a giustificazioni argomentative, ha deciso di lanciare pietre contro le auto in transito ed inveire contro alcuni passanti. Si è poi spostato all’uscita del sottopasso e, approfittando del buio della zona, ha ripreso la sua attività verso altre auto.
Un gruppo di brindisini, tra cui un nostro attivista, ha deciso che non ci stava a subire vilmente ed ha fermato il soggetto in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine che hanno prontamente arrestato il nordafricano. I momenti sono stati abbastanza concitati visto che non smetteva di inveire contro i presenti e la stessa polizia minacciando ritorsioni e vendetta. 
Queste situazioni si stanno presentando sempre più costantemente e pericolosamente (dal bambino rapito in zona Minnuta, alla guerriglia urbana in zona stazione, ultima la rapina con molestia sessuale al centro) e vedono come protagonisti soggetti che alla formalità delle parole buoniste, applicano contenuti pericolosi per la cittadinanza tutta. 
Facciamo notare inoltre che lo stesso tratto di strada coinvolto nei fatti di ieri, pochissimi metri subito dopo il sottopasso, andrebbe illuminato visto che, oltre che per i residenti è un’arteria fondamentale della “Brindisi turistica” di cui tanto si parla ma poco si applica. La zona è inoltre di passaggio di giovani e giovanissimi residenti che rientrano a casa dopo il sabato sera passato con i loro amici. La violenza e la determinazione del soggetto avrebbero avuto la meglio contro i nostri ragazzi/e in quelle situazioni, abituati a tutt’altro genere di interazioni. 
E l’illuminazione notturna stradale è una lacuna basilare che si dovrà affrontare seriamente visto che il buio è un incentivo alla violenza, alla criminalità e alla sopraffazione verso i più deboli.”