La FP CGIL, la CISL FP e la UIL FP di Brindisi non accettano il piano di riorganizzazione del servizio ADI e chiedono un incontro urgente con il presidente della Regione Puglia. I sindacati dicono che è importante proteggere i lavoratori e difendere le persone che hanno bisogno di aiuto.

 Si è aperto un conflitto intorno al piano di riorganizzazione e di rimodulazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) dell’ASL di Brindisi. Le organizzazioni sindacali FP CGIL, CISL FP e UIL FP di Brindisi ritengono che la proposta dell’azienda sanitaria non sia accettabile e lanciano un segnale d’allarme per le conseguenze che potrebbe avere sulle persone che lavorano, circa 350 in totale.

Per protestare contro il piano e ottenere garanzie per il futuro del servizio, i sindacati hanno organizzato un sit-in. L’evento è in programma per venerdì 6 novembre 2026, dalle 10.30 alle 14.00, a Bari, davanti alla sede della Presidenza della Regione Puglia. Si prevede che partecipino circa 200 lavoratori.

Nello stesso tempo, le sigle sindacali hanno chiesto un incontro urgente con il presidente della Giunta regionale. L’obiettivo è ripristinare un percorso che tenga conto della protezione del lavoro, della qualità dell’assistenza e dei diritti delle persone che usufruiscono dei servizi.

La contestazione del piano di riorganizzazione

La mobilitazione arriva dopo un incontro avvenuto il 14 ottobre 2026. Dopo quell’incontro, i sindacati avevano chiesto formalmente all’ASL di Brindisi la documentazione relativa al piano di riorganizzazione e rimodulazione dell’intero settore dell’assistenza domiciliare.

La situazione si inserisce in un confronto avviato negli mesi precedenti. Prima di tutto c’è stato un incontro in Prefettura il 10 agosto e un altro con la Direzione strategica dell’ASL il 18 agosto 2026.

Secondo quanto segnalato dai sindacati, in quel momento era stata presentata una progettualità che doveva rispondere agli standard del decreto ministeriale 77/2022 e alle direttive della deliberazione della Giunta regionale pugliese n. 29 del 29 gennaio 2024.

Dopo aver analizzato la documentazione, i sindacati hanno trovato una proposta che non condividono. La ritengono in contrasto con i risultati ottenuti dal servizio e con le esigenze del territorio.

«Un’assistenza costruita in dieci anni in pericolo»

Al centro della protesta c’è l’impatto sull’occupazione. Le organizzazioni sindacali sottolineano il rischio che il nuovo assetto possa mettere a rischio circa 350 posti di lavoro. Queste persone, negli ultimi dieci anni, hanno contribuito a costruire una rete di assistenza considerata un punto di riferimento per il territorio brindisino.

Nel documento, i sindacati fanno riferimento ai risultati raggiunti dall’ASL di Brindisi in termini di rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). Questi risultati hanno permesso al servizio ADI brindisino di ottenere risorse regionali per circa 24 milioni di euro.

Per i sindacati, questi risultati dovrebbero essere un motivo per migliorare il servizio, non per ridurlo.

La preoccupazione per le persone più vulnerabili

La battaglia non riguarda solo il destino dei lavoratori, ma anche l’assistenza alle persone che necessitano di cure a casa loro. Secondo FP CGIL, CISL FP e UIL FP, il piano proposto potrebbe indebolire il servizio, privilegiando un approccio economico senza considerare le esigenze reali delle persone e il valore della rete costruita negli anni.

I sindacati sottolineano che l’assistenza domiciliare è un elemento essenziale per il sistema sanitario. Aiuta le persone più fragili a restare a casa e riduce la pressione sugli ospedali.

Un modello che, secondo i sindacati, va potenziato, seguendo gli indirizzi nazionali che prevedono un rafforzamento della sanità territoriale.

Il sit-in a Bari per chiedere garanzie

La manifestazione del 6 novembre rappresenta un momento importante. L’obiettivo è ottenere un confronto con la Regione Puglia, per trovare soluzioni che permettano di riorganizzare il servizio senza perdere posti di lavoro e senza ridurre la qualità delle prestazioni.

Le organizzazioni sindacali chiedono che il percorso venga ricondotto a un progetto che tuteli i posti di lavoro e garantisca risposte adeguate alle esigenze della popolazione brindisina, soprattutto per le persone più deboli.

La mobilitazione mira a portare l’attenzione delle istituzioni su questa questione, affinché il futuro dell’assistenza domiciliare brindisina venga affrontato con un confronto reale tra l’azienda sanitaria, la Regione, i lavoratori e i sindacati.

La richiesta è chiara: difendere il lavoro e non permettere che la riorganizzazione porti a un peggioramento dei servizi per il territorio.