NISIDA, ANCORA UN CELLULARE RINVENUTO DALLA POLIZIA PENITENZIARIA NEL CARCERE MINORILE.

MA SCOPPIA L’IRA DEL SAPPE: “SEQUESTRATO A DETENUTO RECIDIVO: QUANDO SI INIZIA A PENSARE ALLA SICUREZZA DELL’IPM?”

 Brillante operazione del personale della Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere minorile dell’isola di Nisida, che ha scongiurato l’illecito possesso e l’uso di un telefono cellulare da parte di un detenuto, ma scoppia l’ira del SAPPE. Come spiega Federico Costigliola, coordinatore regionale per la Campania del settore minorile del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “Ieri pomeriggio, il personale di Polizia Penitenziaria ha scoperto un detenuto, già isolato per il rinvenimento di un altro telefono cellulare appena pochi giorni fa, intento ad utilizzare un microcellulare, ed è riuscito a sequestrare l’apparecchio elettronico. Ciò che desta non poche perplessità, e che deve necessariamente far mettere in discussione l’operato del Direttore e del Comandante di reparto, è il fatto che allo stesso detenuto individuato ieri pomeriggio, appena quattro giorni fa, nel corso della perquisizione ordinaria effettuata durante la sveglia mattutina dell’utenza detenuta, gli era stato sequestrato un altro telefono cellulare, con conseguente collocazione del detenuto in cella singola”. Da qui l’ira del SAPPE: “É il momento che Direttore e Comandante di Reparto dell’Istituto penale per minorenni di Nisida, inizino a pensare innanzitutto all’ordine e alla sicurezza dell’istituto e a valorizzare l’ottimo operato del Personale di Polizia in servizio che, purtroppo, viene continuamente demotivato a causa di una gestione del personale che sembra ormai essere del tutto inappropriata ed alla mancata attenzione che la stessa catena di comando, rivolge alle aspettative del personale ed alle prerogative sindacali”, conclude il sindacalista.
Donato Capece, segretario generale del SAPPE, si complimenta con i poliziotti penitenziari di Nisida: “La grande professionalità degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria, che hanno posto in essere questa operazione di polizia che ha portato frutti assicurando alla legge la punibilità dei reclusi che continuano a commettere reati anche nelle condizioni di detenzione, è condizionata da una inadeguata gestione del personale da parte dei vertici del carcere minorile. Il rinvenimento è avvenuto – prosegue – grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio”.  Capece torna a denunciare come “quel che avviene mesi nell’IPM di Nisida è inaccettabile! Cosa aspettano ad intervenire il responsabile della sicurezza del distretto minorile campano ed il neo dirigente della Giustizia minorile di Napoli?”. E si rivolge in particolare al Capo del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità Antonio Sangermano: “Al Capo Dipartimento Sangermano rinnoviamo l’invito ad incontrare il SAPPE per affrontare i temi che sono nella sua delega, cioè i detenuti, malati psichiatrici, riorganizzazione istituti, media sicurezza, detenuti adulti presenti nei penitenziari per minori, impennata di eventi critici. Ma chiediamo anche l’immediata applicazione dell’articolo 14 bis dell’ordinamento penitenziario, che prevede restrizioni adatte a contenere soggetti violenti e pericolosi. Sarebbe opportuno dotare al più presto la polizia penitenziaria del taser o, comunque, di altro strumento utile a difendersi dalla violenza di delinquenti che non hanno alcun rispetto delle regole e delle persone che rappresentano lo Stato”. Per questo, il primo Sindacato della Polizia Penitenziaria non esclude clamorose forme di protesta dei poliziotti: “perché ormai il tempo delle interlocuzioni è finito: in questi ultimi anni ci siamo recati in ogni istituto di pena del Paese, per adulti e minori, abbiamo pazientemente ascoltato il personale, abbiamo scritto e riscritto alle varie Autorità competenti, ma ci rendiamo conto che chi di dovere non ha ancora intrapreso le iniziative che abbiamo richiesto e che ci aspettavamo”.


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