Il viaggiatore solitario. A cura di Ilaria Solazzo.

Emanuele Sapuppo, nato in Italia 50 anni fa, da qualche tempo applica nella sua quotidianità la preghiera di ringraziamento verso l’universo per tutto ciò che possiede. La sua vita si potrebbe racchiudere in tre parole: viaggio – baratto – ricerca. Per vivere felici non occorre avere moltissime qualità, ma saper sfruttare al meglio quelle che si hanno.


Il viaggio per tanti di noi, può significare tutto e niente, ma nel caso di Emanuele, non si tratta solo di un banale viaggio di svago, bensì di un viaggio socio-culturale che lo porta, di volta in volta, a riscoprire se stesso, a seconda dei posti che, lui designa per meditare. Le fermate migliori, delle sue mete, sono rappresentate, quasi sempre, dalle persone speciali che colorano quei momenti.
Non importa da dove si parte, l’importante è trasformare il proprio sogno in realtà. Il viaggio è una sorta di bagno di umiltà grazie al quale ci si rende conto di quanto è piccolo il luogo che ognuno di noi occupa nel mondo. Come in tanti già sapranno, Sapuppo viaggia molto, regala libri in cambio di vitto e di alloggio mettendo in pratica così la tecnica del baratto. Il baratto: perchè praticarlo?
“Adoro il baratto. Mi piace così l’idea di un economia ecologica e solidale; fatta di incontri e relazioni che rispettino l’ambiente. Essa vista da punti differenti ci arricchisce, ci evolve, ci cambia… qualcuno ha detto che l’essenziale è invisibile agli occhi”, ha precisato Emanuele. Questo viaggiatore dell’anima, ricerca la sua interiorità confrontandosi con le varie realtà dei luoghi e delle persone che incontra nel suo cammino. Il valore della vita risiede nella forza dell’uomo e nella sinergia tra la sua spiritualità e la natura. Si sa che il peggior nemico di noi stessi siamo proprio noi, inseguiti dalla nostra ombra nera, sconosciuta e di grande ostacolo nella vita, che trasforma i piccoli scontri quotidiani in veri e propri conflitti o dissonanze cognitive. Il tempo fluisce veloce nella programmazione della nostra vita rendendo difficile il rimanere costantemente nell’emozione quel tanto che sia sufficiente a riconoscerla e a gestirla. I viaggi di emanuele raccontano la vita e le sue difficoltà: la fuga da casa e la ricerca della libertà… l’incontro con la possibilità di salvezza, la ricerca di misericordia e perdono.
Emanuele ha applicato il pensiero di Eugenio Montale il quale disse: “La vita deve essere vissuta, non pensata, perché la vita pensata nega se stessa e si mostra come un guscio vuoto. Bisogna mettere qualche cosa dentro questo guscio, non importa che cosa”. La nostra esistenza non è una favola, ma ciascuna delle nostre vite è una storia unica e irripetibile e nessuno di noi sa come andrà a finire
Nello stesso tempo, siccome ciascuno di noi è il protagonista della propria storia, può fare molto per costruirsela a proprio gusto, piacere e soddisfazione. Ed è in questa costruzione continua che si trova la serenità personale. Si dice che quando si torna da un viaggio non si è mai la stessa persona, se non avete mai provato e non credete a questa frase, beh, è il momento di farlo; la frase di Omar Khayyam: “La vita è un viaggio e chi viaggia vive due volte”. Dopo vari viaggi all’estero, Emanuele, a breve si confronterà con le varie realtà dei monasteri italiani del Sud per un interscambio d’amore. Chiunque fosse interessato a conoscerlo dal vivo potrà scrivergli privatamente una mail o lasciarli un messaggio sui social per accordarsi sul da farsi. Auguriamo a tutti di poter fare un’esperienza di vita introspettiva come la sua.


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